Ipnosi Ericksoniana

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pubblicazione: 17/02/2006
aggiornamento: 24/02/2006

Le radici della pnl: il contributo di Milton H. Erickson

Milton Erickson è considerato uno dei maggiori psicoterapeuti del secolo scorso e uno dei più straordinari ipnotisti di tutti i tempi e costituisce una delle radici più significative nello sviluppo della PNL.
Per comprendere la genialità del suo approccio e il contributo che il suo lavoro ha fornito alla nascita della PNL occorre considerare la sua opera all'interno della biografia e del clima culturale del tempo.
La vita di Erickson è stata segnata da alcune gravi malattie e menomazioni fisiche: a diciassette anni ebbe un primo attacco di poliomielite in seguito al quale restò completamente paralizzato per un certo periodo. Riuscì a superare la fase acuta della malattia, ma ebbe numerosi episodi di recrudescenza della sindrome post-poliomielitica che menomarono periodicamente e progressivamente la sua motricità costringendolo infine sulla sedia a rotelle e comportando dolori muscolari per tutta la vita. Inoltre era cieco ai colori e affetto da sordità tonale sin dalla nascita e, in seguito alla progressiva menomazione muscolare, la sua visione si sdoppiò e l'udito restò danneggiato.
Erickson riuscì a utilizzare in modo straordinario questi condizionamenti come risorse: il periodo di immobilità e paralisi diventò l'occasione per studiare il comportamento non verbale e scoprirne la centralità nella comunicazione interpersonale; i dolori e le deformazioni muscolari furono una formidabile palestra di apprendimento sui rapporti fra stati di coscienza, percezione e risposte motorie; le limitazioni neurologiche furono la via per comprendere la soggettività della percezione e la relatività della realtà personale; la sofferenza fisica e le difficoltà motorie furono la spinta a cercare sempre soluzioni nuove attraverso la creatività e l'umorismo.
Queste esperienze personali sono state l'humus che ha nutrito lo sviluppo del suo approccio psicoterapeutico. E' facile riconoscere in questi brevi tratti della sua storia l'origine dell'approccio di valorizzazione e utilizzazione delle risorse presenti in ogni persona, l'attenzione alla comunicazione implicita e non verbale, le tecniche di suggestione indiretta, l'uso della creatività e dell'umorismo.
Erickson non era infatti molto interessato alla ricerca delle cause dei disturbi e all'evidenziazione dei limiti del soggetto, guardava piuttosto alla direzione verso cui la persona tende a muoversi nel suo percorso di crescita. Aveva infatti una profonda fiducia nelle capacità di ogni persona di autoregolarsi ed era fermamente convinto che ciascun individuo, anche il più disturbato, sta realizzando nel modo migliore le proprie possibilità di sviluppo.
L'inconscio rappresentava per lui un vasto mondo di risorse, di capacità, di memorie a cui il soggetto attinge incessantemente per vivere e svilupparsi ed il compito del terapeuta è favorire l'accesso a queste ricchezze.
Il paziente ha tutte le potenzialità per stare meglio e conosce intimamente la direzione della sua crescita, il terapeuta non ha una conoscenza superiore da trasferirgli, ma lo accompagna e lo sostiene nel suo cammino. Erickson utilizzava un racconto personale per rappresentare questo processo: 'Un giorno stavo tornando a casa da scuola, quando un cavallo che era scappato, con le redini sulla groppa, superò un gruppo di noi ed entrò nel campo di un contadino alla ricerca di un po' d'acqua da bere. Sudava abbondantemente e il contadino non l'aveva visto, cosicchè lo catturammo noi. Io saltai in groppa al cavallo e, visto che aveva le briglie, presi in mano le redini e dissi: "Hop! Hop!", indirizzandolo verso al strada. Sapevo che il cavallo avrebbe girato nella direzione giusta. Io non lo sapevo qual era la direzione giusta. E il cavallo si mise a trottare e galoppare lungo la strada. Ogni tanto si scordava di essere sulla strada e si buttava in qualche campo, allora io gli davo una scrollatina e richiamavo la sua attenzione sul fatto che era sulla strada che doveva stare. E alla fine, a circa sei chilometri da dove gli ero salito in groppa, si infilò nel recinto di una fattoria e il contadino disse: "Dunque è così che è tornato quello scemo. Ma dove l'hai trovato?", e io dissi "A circa sei chilometri da qui". "E come hai fatto a sapere che dovevi venire qui?". "Io non lo sapevo", risposi io, "Lo sapeva il cavallo. Io non ho fatto altro che mantenere la sua attenzione sulla strada". Ecco, secondo me è così che si fa psicoterapia...' (Cit. da D. Gordon e M. Meyers-Anderson, Phoenix, Astrolabio, 1984, pag. 11).
Questa visione era molto distante sia dall'approccio dell'ipnosi tradizionale, sia da quello della psicoanalisi. Nel primo caso il rapporto terapeutico era caratterizzato da una posizione di superiorità e di dominio dell'ipnotista, attraverso il quale il paziente veniva indotto a cambiare i propri comportamenti disfunzionali.
Nel secondo caso, l'analista presupponeva di conoscere la verità alla quale il paziente avrebbe dovuto pervenire attraverso l'interpretazione analitica. In entrambi i casi, l'inconscio era visto come un'istanza caotica, sede di impulsi spesso distruttivi e antisociali, pericolosa e da governare attentamente.
Erickson modifica dunque in modo sostanziale e rivoluzionario il tradizionale approccio ipnoterapeutico e, più in generale, psicoterapeutico.
E' importante sottolineare che, se da un lato questo rappresenta una rottura rispetto alla tradizione precedente, dall'altro lato Erickson costituisce anche una significativa espressione dello spirito culturale del suo tempo. Gli anni della maturazione dell'approccio ericksoniano sono infatti quelli in cui nascono i movimenti per lo sviluppo del potenziale umano e cresce la sensibilità verso un approccio umanistico alla psicoterapia e, più in generale, alle relazioni umane. Sono gli anni '50 e '60, e in modo trasversale ai vari strati sociali e culturali, si sviluppa una visione antropologica che sottolinea l'importanza della soggettività e dell'esperienza individuale, il diritto allo sviluppo delle risorse personali, l'importanza della parità relazionale e la critica all'autorità, il diritto ad una vita 'buona' e vissuta sulla base del proprio sentire.
Benchè sia stato più volte sottolineato come Erickson abbia sviluppato il proprio originale approccio in modo piuttosto isolato e senza veri e propri 'maestri', è anche vero che la sua esplorazione di nuovi percorsi per la comprensione delle relazioni umane e per la loro cura ha trovato una sintonia nascente e via via sempre più ampia nel fermento e nel rinnovamento culturale del secondo dopoguerra.
Altri autori avevano anticipato sporadicamente alcune delle idee di Erickson fin dall'ottocento, ma in quell'epoca mancava l'humus culturale che potesse raccogliere quegli stimoli e sostenerne lo sviluppo. E' il caso di Carl Gustav Carus, un ipnotista della seconda metà dell'ottocento, il quale propose una visione positiva dell'inconscio che non riuscì ad 'attecchire' all'interno di una concezione consolidata e condivisa che guardava con diffidenza alle profonde oscurità dell'animo umano.
In questo senso possiamo guardare al lavoro di Erickson non solo come al prodotto di un geniale ed eccentrico terapeuta, ma anche come ad un contributo significativo all'interno di un vasto processo di cambiamento che ha attraversato un'epoca. Le sue idee hanno incontrato dapprima forti ostacoli (molte volte Erickson è stato chiamato a rispondere dei propri metodi davanti ad un mondo medico ed accademico ostile ed estremamente critico), ma successivamente sono state ampiamente condivise da autori indipendenti che respiravano lo stesso clima, mentre altri le hanno poi riprese e sviluppate.
Oltre agli allievi diretti che hanno proseguito e contribuito a diffondere il metodo ericksoniano in tutto il mondo (autori come Jeffrey K. Zeig o Ernst L. Rossi), altri ricercatori hanno studiato approfonditamente il lavoro di Milton Erickson e ne sono stati ampiamente influenzati. Fra questi vi è la scuola di Palo Alto (basti pensare ai lavori di Jay Haley, dello stesso Paul Watzlawick e all'interesse di Gregory Bateson) e i fondatori della Programmazione Neurolinguistica, R. Bandler e J. Grinder.
La scuola di Palo Alto ha costituito un punto di riferimento fondante per lo sviluppo della teoria e della pratica dell'approccio sistemico e della terapia familiare ed è possibile ritrovare molti elementi dell'approccio ericksoniano nei vari sviluppi che questa scuola ha avuto nel corso degli anni.

L'incontro fra Erickson e la pnl

Bandler e Grinder sono entrati in contatto con Erickson quando questi, ormai molto noto, era considerato una specie di 'mago' capace di ottenere straordinari risultati clinici, senza un apparato descrittivo e teorico capace di spiegare in modo soddisfacente la sua indiscutibile efficacia. Essi si avvicinarono al suo approccio con l'intento di coglierne la struttura e il processo che ne determinavano l'efficacia al fine di rendere riproducibile la 'magia'.
A questo scopo osservarono a lungo il suo lavoro, studiarono le videoregistrazioni delle sue sedute, ascoltarono le sue parole togliendo il video e concentrandosi sulla struttura linguistica delle frasi (Grinder era un linguista che aveva lavorato con Noam Chomski), osservarono il suo comportamento eliminando l'audio e concentrandosi sull'interazione non verbale.
Attraverso queste osservazioni e ampliando lo studio anche ad altri famosi terapeuti di quegli anni (Virginia Satir e Fritz Perls, di cui Bandler aveva curato l'edizione del testo 'L'approccio della Gestalt e il testimone oculare della terapia') vennero poste le basi di un modello per il cambiamento che diede origine alla Programmazione Neurolinguistica.
Questo studio del metodo ericksoniano ha apportato molti significativi stimoli alla comprensione del linguaggio terapeutico e alle tecniche che facilitano il cambiamento, e il tentativo, almeno in parte riuscito, di 'estrarre' la struttura dell'arte di Milton Erickson rendendola riproducibile ha prodotto alcuni dei testi fondamentali della PNL, fra cui 'I modelli della tecnica ipnotica di Milton H. Erickson' e la 'Struttura della Magia'.
La PNL deve moltissimo al lavoro di Milton Erickson e al brillante studio che i due fondatori ne hanno fatto: il Milton Model, molte tecniche per favorire il cambiamento, l'attenzione e l'utilizzo del linguaggio non verbale, l'arte della metafora, per citare alcuni dei più significativi contributi.
Ma, oltre ai vari ingredienti tecnici, la migliore PNL deve a Milton Erickson soprattutto la fiducia nella straordinaria creatività e nelle potenzialità di ogni uomo, il profondo rispetto per la dignità e unicità di ogni persona, l'interesse genuino per ogni storia che rivela o nasconde l'intensa bellezza di un'opera d'arte.
Questi meta-messaggi sono presenti in ogni gesto e in ogni parola di Milton Erickson e sono parte costitutiva e imprescindibile della sua arte.

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